Origini
Le radici della luminaria
Nel 1518, con la prima festa di San Giacomo esterna alla chiesa, presero corpo le prime Luminarie di Caltagirone. Erano insiemi di lumi ad olio, a fiamma libera o dentro lanterne di carta bianca o colorata, posti lungo il percorso della processione del Santo Patrono, nelle piazze, nei campanili delle chiese, davanti alle porte, alle finestre, alle botteghe e alle abitazioni.
Dopo l'edificazione della Scala di Santa Maria del Monte, nel 1606, le luci arrivarono anche lungo la scalinata. Quando l'illuminazione del centro cittadino era ancora affidata ai combustibili ad olio o alla cera, quelle lanterne diventarono durante le feste una delle attrattive più amate.
La prima fonte scritta della "Scala Illuminata" di San Giacomo risale al 1703: un documento commissiona "pochi coppi", lanterne di carta con dentro le lumiere ad olio, da disporre in modo sporadico lungo la Scala. Nel 1758 un secondo documento registra la commissione di 700 coppi; nel 1777 si parla di 15 coppi per gradino. In questa fase l'illuminazione era ancora monocromatica e uniforme.
Nel 1785 l'architetto Natale Bonajuto progettò strutture piramidali, 32 piccole e 3 grandi, per contenere le lumiere ad olio. Le strutture erano sormontate da globi di carta colorata: verdi, rossi e bianchi. Questo metodo di illuminazione festosa venne conservato fino al 1860.
Nel 1860 Padre Benedetto Papale, disponendo della Scala recentemente restaurata, concepì la luminaria come un mosaico di luci e ombre. I gradini vennero suddivisi con segni detti "tracce" in parti uguali, fino a ottenere una griglia utile per riportare sulla Scala un disegno preparato su carta.
Da allora la famiglia Russo ha tramandato il sapere della luminaria attraverso generazioni di maestri, conservando la lavorazione dei coppi, la lettura delle tracce e la messa in posa che ancora oggi danno forma allo spettaclare arazzo di fuoco.
I disegnatori presero ispirazione dalle tecniche sartoriali del ricamo a filet, anch'esse basate su uno schema reticolato, per comporre motivi geometrici e floreali. A questi si aggiunsero figure iconografiche e scene storiche, ispirate alla storia di Caltagirone, ai suoi personaggi, agli oggetti di culto religioso e ai motivi decorativi delle maioliche.
Con i coppi bianchi prendono corpo scene e figure; con il verde, il rosso e il blu, la raffigurazione acquista maggiore profondità e volume. Il procedimento ideato nel 1860 richiede ancora oggi la realizzazione di circa 4.000 coppi e una precisa messa in posa sulla Scala.
Nel 1900, per dieci anni, venne costruita sulla Scala "la macchinetta": un prolungamento ripido di 50 gradini che dava la sensazione che la luminaria si slanciasse nel cielo. Questa pratica è oggi abbandonata per ragioni di sicurezza dei lavoratori.
Mantenuta sostanzialmente immutata nel tempo, la lavorazione artigianale e tradizionale dei coppi, insieme alla luminaria di San Giacomo, è riconosciuta come bene immateriale culturale tramite l'iscrizione nel REIS come "I figuranti del Corteo Storico del Senato Civico, il clero, le Autorità civili e la famiglia Russo, artigiani detentori delle tradizionali tecniche di realizzazione dei "coppi"".
La famiglia Russo, custode della tradizione, conserva il sapere della luminaria e lo trasmette alle nuove generazioni (oggi giunta alla quinta) mentre il progetto Lumera ne promuove la conoscenza e la valorizzazione. Negli ultimi anni si è provato a imitare la luminaria proponendo altri metodi con il mero fine di togliere l'esclusività alla famiglia Russo, utilizzando metodi lontani dalla tradizione che invece per la famiglia Russo è stata sempre la priorità per far si che antichi saperi non venissero alterati nel tempo. La tradizione della Scala Illuminata di Caltagirone è un patrimonio unico e inimitabile, che continua a incantare visitatori e fedeli ogni anno.